Nell'Italia meridionale esiste ancora il sistema feudale vigente nel medioevo? La cultura della forma (arte e paesaggio) ostacola la cultura dei contenuti (vita sociale-economica-produttiva)? I cittadini meridionali adottano, come meccanismo di difesa inconscio, la "filosofia dello struzzo" e nascondono la testa sotto la sabbia per non vedere la tragica realtà nella quale sono immersi.
La famiglia agro-pastorale incentrata sul padre-padrone e sull'accumulazione capitalistica è chiusa in se stessa e impedisce ai membri di occuparsi della cosa pubblica e di costruire la società civile.
All'anarchia feudale in politica corrisponde l'anarchismo pedagogico nell'educazione.
Nel sistema di anarchia feudale alcune famiglie contendono il potere alle altre famiglie con i metodi della violenza e della sopraffazione (mafia).
In questo contesto è chiaro che la "res publica" non esiste perciò la vita sociale è assente.
Non esiste una politica dell'ambiente (inquinamento del territorio), dell'edilizia (degrado urbano), della scuola, delle infrastrutture, degli ospedali, dei trasporti, del lavoro, dell'occupazione (molte aziende sono ancora a conduzione familiare con pochi operai).
Questo sistema feudale garantisce il lavoro solo a metà della popolazione, l'altra metà è costretta a vendersi ala mafia per sopravvivere.
Eppure il sud possiede i beni culturali-storici-artistici che sono patrimonio dell'umanità e che se non fossero abbandonati all'incuria potrebbero essere un fattore di ricchezza e di sviluppo del turismo.
Il sud è stato per secoli il centro della civiltà europea nel campo della pittura, architettura, musica, cinema, teatro.
Il sud è stato il fulcro della "Magna Grecia". Al sud hanno operato intellettuali immensi come Giordano Bruno, Bernardino Telesio, Campanella, GiambattistaVico, Gaetano Filangieri, il Genovesi, Galiani, Luca Giordano e il Caravaggio.
Purtroppo il sistema economico è rimasto arretrato e legato alla feudalità (legge eversiva della feudalità del 1870); riforma agraria della Democrazia cristiana (1950).
La cultura feudale si esprime nel fatalismo, nel servilismo delle masse verso il potere , nella rassegnazione.
La "cosa pubblica" è del tutto inesistenti o inefficiente. La qualità della vita (e il pil) sono molto scarsi se paragonati a quelli del nord Italia.
La borghesia meridionale, invece di investire nei beni culturali, nel turismo e nell' agricoltura (attività connaturate al territorio del sud e alla sua vocazione) e nell' industria, aumenta la propria ricchezza con la speculazione finanziaria, immobiliare e commerciale.
Queste attività servono solo ad accrescere il capitale della borghesia ma non creano né posti di lavoro, né sviluppo economico per il sud.
Nel 2013 il Pil della Grecia è stato superiore al Pil dell' Italia meridionale.
Anche nel 2013 il quotidiano economico "Il Sole 24 Ore" ha collocato le città meridionali agli ultimi posti della graduatoria delle città più vivibili per la qualità della vita.
"Che razza di Paese è quello che si rassegna al degrado di un terzo abbondante del suo territorio, un terzo della sua popolazione, un terzo delle sue ricchezze culturali e paesaggistiche? Da quanto tempo dopo le illusioni, gli incantesimi, le truffe e le sconfitte di tanti progetti pompati dalla Cassa del Mezzogiorno l' Italia non si pone nemmeno più il grande disegno di aiutare davvero il sud a riscattarsi?" ( 1 )
(1 ) G.A. Stella-S.Rizzo,Se muore il sud, Feltrinelli,Milano,2013,pagg.14-15.
Bibliografia
Giovanni Verga,I Malavoglia.
Giovanni Verga,Mastro don Gesualdo
Carlo Levi,Cristo si è fermato a Eboli
Gavino Ledda,Padre Padrone
Ernesto de Martino,Sud e magia, Feltrinelli
G.A. Stella-S.Rizzo, Se muore il sud, Feltrinelli,2013
sabato 21 dicembre 2013
sabato 30 novembre 2013
Il Sud nella storia d'Italia
Nel 1944 in un convegno di studi sui problemi del Mezzogiorno il meridionalista avellinese Guido Dorso aveva evidenziato gli effetti negativi dell'accentramento dello stato dopo l'unità d'Italia ad opera del Piemonte. Secondo il Dorso le principali responsabili dell'arretratezza del Mezzogiorno erano le classi dirigenti meridionali. Esse, avvalendosi della legge eversiva della feudalità, avevano acquisito enormi proprietà terriere demaniali e, in continuità con la feudalità e il baronaggio, non i erano interessate di creare infrastrutture, di modernizzare le campagne, di sviluppare la produzione, i traffici, i commerci come aveva fatto la borghesia del Nord Italia.
La borghesia meridionale invece ebbe come unico obiettivo quello di aumentare la proprietà terriera per sfruttare le masse contadine e conservare il potere.
L'Unità d'Italia è stata un compromesso tra la borghesia settentrionale e i latifondisti meridionali per rendere il Nord protagonista e per emarginare il Sud.
Da queste premesse seguono alcune domande.
La prima la rivolgo ai borghesi e ai radical-chic del nord Italia: "Perché non vi occupate dei rapporti mafia-politica e mafia-stato (questione morale) che favorisce il clientelismo, il nepotismo, la corruzione e, in spregio alla meritocrazia, costringe i giovani talenti a emigrare?".
Domando agli pseudo-intellettuali in carriera venduti al potere: "Poiché in Italia esiste un divario enorme politico-economico-sociale-culturale tra il Nord e il Sud del Paese non sarebbe logico occuparsi della questione meridionale e del Sud Italia oppresso dal blocco sociale costituito della mafia e dalle classi dirigenti e condannato allo sfruttamento e al sottosviluppo? Vi rendete conto che il gap economico-sociale del Sud nei confronti del Nord aumenta sempre di più? Non credete che nel Mezzogiorno la mafia trovi terreno fertile poiché opera in un sistema ancora feudale e medievale dove non esiste né la società civile né lo stato, dove permangono ancora enormi differenze tra le classi sociali e tra i sessi (sistema patriarcale)?". (CFR)
(CFR) Antonio Desideri: Storia e Storiografia, Volume II, editrice D'Anna Messina-Firenze, 1992, pagg. 903-904.
La borghesia meridionale invece ebbe come unico obiettivo quello di aumentare la proprietà terriera per sfruttare le masse contadine e conservare il potere.
L'Unità d'Italia è stata un compromesso tra la borghesia settentrionale e i latifondisti meridionali per rendere il Nord protagonista e per emarginare il Sud.
Da queste premesse seguono alcune domande.
La prima la rivolgo ai borghesi e ai radical-chic del nord Italia: "Perché non vi occupate dei rapporti mafia-politica e mafia-stato (questione morale) che favorisce il clientelismo, il nepotismo, la corruzione e, in spregio alla meritocrazia, costringe i giovani talenti a emigrare?".
Domando agli pseudo-intellettuali in carriera venduti al potere: "Poiché in Italia esiste un divario enorme politico-economico-sociale-culturale tra il Nord e il Sud del Paese non sarebbe logico occuparsi della questione meridionale e del Sud Italia oppresso dal blocco sociale costituito della mafia e dalle classi dirigenti e condannato allo sfruttamento e al sottosviluppo? Vi rendete conto che il gap economico-sociale del Sud nei confronti del Nord aumenta sempre di più? Non credete che nel Mezzogiorno la mafia trovi terreno fertile poiché opera in un sistema ancora feudale e medievale dove non esiste né la società civile né lo stato, dove permangono ancora enormi differenze tra le classi sociali e tra i sessi (sistema patriarcale)?". (CFR)
(CFR) Antonio Desideri: Storia e Storiografia, Volume II, editrice D'Anna Messina-Firenze, 1992, pagg. 903-904.
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