Nel 1944 in un convegno di studi sui problemi del Mezzogiorno il meridionalista avellinese Guido Dorso aveva evidenziato gli effetti negativi dell'accentramento dello stato dopo l'unità d'Italia ad opera del Piemonte. Secondo il Dorso le principali responsabili dell'arretratezza del Mezzogiorno erano le classi dirigenti meridionali. Esse, avvalendosi della legge eversiva della feudalità, avevano acquisito enormi proprietà terriere demaniali e, in continuità con la feudalità e il baronaggio, non i erano interessate di creare infrastrutture, di modernizzare le campagne, di sviluppare la produzione, i traffici, i commerci come aveva fatto la borghesia del Nord Italia.
La borghesia meridionale invece ebbe come unico obiettivo quello di aumentare la proprietà terriera per sfruttare le masse contadine e conservare il potere.
L'Unità d'Italia è stata un compromesso tra la borghesia settentrionale e i latifondisti meridionali per rendere il Nord protagonista e per emarginare il Sud.
Da queste premesse seguono alcune domande.
La prima la rivolgo ai borghesi e ai radical-chic del nord Italia: "Perché non vi occupate dei rapporti mafia-politica e mafia-stato (questione morale) che favorisce il clientelismo, il nepotismo, la corruzione e, in spregio alla meritocrazia, costringe i giovani talenti a emigrare?".
Domando agli pseudo-intellettuali in carriera venduti al potere: "Poiché in Italia esiste un divario enorme politico-economico-sociale-culturale tra il Nord e il Sud del Paese non sarebbe logico occuparsi della questione meridionale e del Sud Italia oppresso dal blocco sociale costituito della mafia e dalle classi dirigenti e condannato allo sfruttamento e al sottosviluppo? Vi rendete conto che il gap economico-sociale del Sud nei confronti del Nord aumenta sempre di più? Non credete che nel Mezzogiorno la mafia trovi terreno fertile poiché opera in un sistema ancora feudale e medievale dove non esiste né la società civile né lo stato, dove permangono ancora enormi differenze tra le classi sociali e tra i sessi (sistema patriarcale)?". (CFR)
(CFR) Antonio Desideri: Storia e Storiografia, Volume II, editrice D'Anna Messina-Firenze, 1992, pagg. 903-904.